Il Dada

dada.jpg - 20661 Bytes Nel clima di tensione generatosi a partire dai primi anni della prima guerra mondiale, fuggitivi, proscritti ed espatriati da tutte le nazioni europee, affluiscono a Zurigo, importante centro della Svizzera neutrale. Artisti tedeschi, slavi e russi, accomunati dall'opposizione alla guerra e da posizioni romantico-radicali, confluiscono nel Cabaret Voltaire, luogo di incontro e laboratorio creato nel 1916 da Hugo Ball. Da questa esperienza nasce il movimento Dada.
Guidato da Hugo Ball, Tristan Tzara e Hans Arp, il Dada gioca sugli enigmi, sulle incertezze, sulle ambiguità a cominciare dal nome stesso, “senza significato” come ammetterà più tardi lo stesso Tzara. I dadaisti contestano la società borghese, sono contrari alla guerra, contrari al conservatorismo e -dal momento che l'arte è parte del corrotto mondo borghese- sono contrari al concetto stesso di arte. Sulla base di queste idee il Dada si estende alla Germania, all'America e alla Francia; si tratta però di esperienze molto diverse tra loro che sfociano in aperte provocazioni nel ready-made di Marcel Duchamp.
L'esperienza Dada, iniziata (come spesso nei movimenti di avanguardia) con il teatro, costituirà un tassello essenziale per la formazione di un nuovo teatro, che, con elaborazioni successive di autori diversi, arriverà nel secondo dopoguerra al Teatro dell'Assurdo e agli Angry Young Men.


Il Dada berlinese

Nel 1918 Richard Huelsenbeck, dopo un periodo di permanenza a Zurigo, torna a Berlino, portando con sé il Dada; un anno dopo diversi artisti, tra cui John Heartfield, George Grosz, Hanna Höch e Raoul Hausmann, danno ufficialmente vita al Dada berlinese.
Nella Berlino del dopoguerra il Dada assume un tono fortemente politico e aggressivo: l'intero movimento si riconosce negli ideali anarchico-comunisti. Nel 1920 Grosz e Heartfield si fanno fotografare all'interno di una fiera mentre espongono lo slogan “L'arte è morta. Lunga vita alla nuova arte di Tatlin!”. Con questo gesto provocatorio i due rivendicano la loro vicinanza artistica e ideologica a Vladimir Tatlin, il maggior esponente dell’arte rivoluzionaria russa.

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