La tecnica del fotomontaggio

Come già detto, il 1917 segna una svolta decisiva nella vita di Heartfield, il quale fino ad allora aveva realizzato solo disegni tipografici e commerciali, acquerelli e poster di tipo accademico, firmandoli col suo nome originario. Dopo l'incontro con Grosz, i due inaugurano un periodo di intensa collaborazione creando opere (principalmente fotomontaggi) riconoscibili dalla firma Grosz-Heartfield mont. La sillaba “mont” (possibile abbreviazione di "montiert", dal francese "montato", "assemblato") non fa riferimento alla tecnica usata, bensì allo stesso Heartfield, che Grosz e altri amici chiamavano amichevolmente "monteur" (dal francese "meccanico"), per la sua abitudine di indossare una tuta blu da lavoratore.

10years.jpg - 62625 Bytes Il primo fotomontaggio di Heartfield riguardante la storia contemporanea risale al 1924 ed è conosciuto col nome di Dieci anni dopo: Padri e Figli. L'opera fu esposta il 4 agosto 1924 in una delle finestre della libreria in cui Heartfield lavorava con l'intento di commemorare lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914. Un nutrito gruppo di adolescenti in assetto da parata militare sono sovrastati dagli scheletri dei padri morti nel conflitto; è evidente la volontà dell'autore di allarmare i propri connazionali di fronte all'instabilità del governo e al primo delinearsi di quelle forze che avrebbero portato ad una guerra di rivincita. Dieci anni dopo, l'opera verrà rivista con l'aggiunta di queste parole: "Anche ai bambini di tre anni che giocano alla guerra deve essere insegnato come maneggiare le armi e bisogna infondere loro l'idea che la guerra sia amabile e ben accetta", prese da un giornale giapponese.

Sull'origine della tecnica del fotomontaggio è lo stesso Grosz a voler fare chiarezza: "Quando John Heartfield ed io inventammo il fotomontaggio, nel mio studio, alle cinque di una mattinata di maggio nel 1916, nessuno dei due aveva idea delle sue enormi potenzialità, né della strada spinosa ma piena di successo che ci avrebbe aspettato. Come spesso succede nella vita eravamo inciampati in un filone d'oro senza nemmeno accorgercene." In realtà i primi a creare dei fotomontaggi probabilmente non furono Heartfield e Grosz: altri artisti dadaisti (tra cui Raoul Hausmann e Hanna Höch) rivendicano l'invenzione del genere. Inoltre quella del fotomontaggio era una tecnica già utilizzata da alcuni fotografi per correggere o migliorare i loro scatti. Sembra che originariamente i soldati sul Fronte Occidentale, impossibilitati a descrivere le nefandezze della guerra a causa della censura, incollassero assieme fotografie e ritagli di giornali illustrati per raccontare le storie di orrore ai loro familiari e amici a casa. Il merito dei dadaisti, quindi, non è quello di avere inventato il fotomontaggio, ma -così come i collages per i cubisti- di averlo usato come tecnica artistica.
D'altro canto il metodo maggiormente utilizzato da Heartfield non andrebbe ricondotto al fotomontaggio, bensì al foto-collage. Infatti, mentre il primo consiste nel ritoccare le immagini direttamente sul negativo, il foto-collage preferisce lavorare sulle immagini già stampate, "ritagliandole" e adattandole un po' come già avveniva con i collages.

È importante notare che il fotomontaggio non deve necessariamente essere un montaggio di foto: può essere un montaggio di foto e testo, foto e colore, foto e disegni. Come Heartfield stesso disse: "una fotografia può, con l'aggiunta di un trascurabile punto di colore, diventare un fotomontaggio, una forma d'arte di un genere particolare". Anche il testo d'altronde è indispensabile nei montaggi di Heartfield: "Un testo che non altera il senso della fotografia non produce, assieme con la fotografia, un fotomontaggio [...] Ma se la fotografia, sotto l'influenza del testo, esprime non semplicemente il fatto che mostra ma anche il messaggio sociale espresso dal fatto, allora questo è già di per sé stesso un fotomontaggio."

Heartfield apprende l'importanza di testi e immagini e dell'effetto che questi possono avere sulla massa dai cartelloni pubblicitari che, già allora, tappezzavano Berlino. L'artista "perde" moltissimo del suo tempo a ricercare le immagini più adatte in giornali, archivi e agenzie (bisogna infatti ricordare che Heartfield non era un fotografo, ma utilizzava immagini di terzi). Anche la ricerca delle didascalie più appropriate occupa gran parte del lavoro di montaggio; più di una volta in questo lavoro si fa affiancare dall'amico Kurt Tucholsky, poeta e scrittore satirico, che sotto il regime nazista sarà costretto a darsi la morte.

L'approccio di Heartfield al mezzo espressivo del fotomontaggio è, per molti versi, comune a quello degli altri artisti del gruppo Dada. Tuttavia i sui lavori sono più legati al potenziale politico del fotomontaggio. Come disse lui stesso: "Nuovi problemi politici richiedono nuovi sistemi di propaganda. Per questo obiettivo la fotografia ha il massimo potere di persuasione". Infatti il suo fotomontaggio ha un notevole accento propagandistico e mette sotto gli occhi messaggi forti, indirizzati alle masse, cioé a ciascun cittadino. In netto contrasto con le creazioni artistiche riservate a circoli esclusivi, le sue opere sono pubblicate sulla stampa popolare, indirizzata anche ai semplici lavoratori.

HOME - IL CONTESTO STORICO E LE OPERE >